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La prima fotografia della storia

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La prima fotografia della storia conservata fino a noi è una veduta di tetti e di un cortile, sfocata e con le ombre che non tornano. Si intitola Veduta dalla finestra a Le Gras, la scattò Joseph Nicéphore Niépce intorno al 1826-27 dalla finestra della sua tenuta in Borgogna, e l’esposizione durò almeno otto ore.
È per quello che le ombre non tornano: il sole si è mosso nel cielo mentre l’immagine si formava, e illumina gli edifici da due lati che nella realtà non potrebbero mai essere illuminati insieme.
Come funzionava
Niépce chiamò il suo procedimento eliografia, scrittura con il sole. Una lastra di peltro veniva rivestita di bitume di Giudea, un asfalto naturale che indurisce dove riceve luce. Dopo l’esposizione, la lastra veniva lavata con un solvente: il bitume non indurito si scioglieva, quello colpito dalla luce restava.
Il risultato era un’immagine unica, non riproducibile, e visibile solo inclinando la lastra alla giusta angolazione. Funzionava, ed era inutilizzabile per qualsiasi scopo pratico.
Niépce aveva ottenuto immagini anche prima del 1826, ma non sono sopravvissute. È una distinzione che vale la pena tenere: Le Gras non è necessariamente la prima fotografia mai fatta, è la più antica che possiamo ancora guardare.
Perché l’invenzione ha tre padri
Alla domanda “chi ha inventato la fotografia” non esiste una risposta singola onesta. Tre uomini risolsero tre problemi diversi, e solo la somma dei tre produce qualcosa che assomigli alla fotografia.
Niépce dimostrò che un’immagine ottica poteva essere fissata in modo permanente. Morì nel 1833, prima di vedere qualsiasi applicazione.
Louis Daguerre, che era stato suo socio, presentò nel 1839 il dagherrotipo: lastra di rame argentata, sensibilizzata con vapori di iodio, sviluppata con mercurio. I tempi scesero da ore a minuti e la nitidezza era straordinaria. Il governo francese ne acquistò i diritti e li rese pubblici — un gesto che accelerò la diffusione più di qualunque brevetto.
Il dagherrotipo aveva però un limite strutturale: ogni immagine era un pezzo unico. Non esistevano copie.
William Henry Fox Talbot, in Inghilterra, risolse esattamente quel problema con il calotipo: un negativo su carta da cui si potevano trarre infinite stampe positive. Le sue immagini erano meno nitide del dagherrotipo e per anni sembrarono inferiori.
Vinse Talbot. Tutta la fotografia successiva, fino alla pellicola del Novecento, è basata sul principio negativo-positivo. Il dagherrotipo, tecnicamente superiore, era un vicolo cieco.
Il significato della parola
Fotografia viene dal greco phos, luce, e graphé, scrittura: scrittura con la luce. Il termine si diffuse dal 1839 e viene comunemente attribuito all’astronomo John Herschel.
Lo stesso Herschel, tre anni dopo, avrebbe inventato la cianotipia — che è ancora oggi il modo più economico di stampare una fotografia a mano.
E prima del 1826?
Il principio ottico era noto da secoli. La camera oscura — una stanza o una scatola buia con un foro che proietta l’immagine esterna capovolta sulla parete opposta — è descritta già da Alhazen intorno all’anno Mille, e in Europa era uno strumento comune tra i pittori del Rinascimento.
Mancava solo la chimica: un modo di fissare quell’immagine invece di limitarsi a ricalcarla. Duecento anni di pittori che disegnavano dentro camere oscure, e la storia di quel passaggio dall’arte alla tecnica la racconto nella pagina su camera oscura, storia e arte.
Il colore, molto prima di quanto si pensi
La prima fotografia a colori è del 1861 ed è opera del fisico James Clerk Maxwell. Fotografò un nastro scozzese tre volte, attraverso filtri rosso, verde e blu, e proiettò le tre immagini sovrapposte con tre proiettori dotati degli stessi filtri.
Non era una stampa: era la dimostrazione della sintesi additiva. Ed è esattamente il principio su cui funziona ogni sensore digitale oggi — un mosaico di filtri rosso, verde e blu davanti ai fotositi. Centosessant’anni dopo, la fotocamera nel tuo telefono fa quello che fece Maxwell, molto più in fretta.
Le date che contano
| Anno | |
|---|---|
| ~1826-27 | Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras |
| 1839 | Daguerre presenta il dagherrotipo; nasce il termine «fotografia» |
| 1841 | Talbot brevetta il calotipo: negativo e copie multiple |
| 1861 | Maxwell dimostra la fotografia a colori |
| 1888 | Kodak: «Voi premete il bottone, noi facciamo il resto» |
| 1925 | Leica I: il formato 35mm diventa portatile |
L’ultima riga è quella che cambia di più il mestiere. Finché la fotografia richiese treppiedi e lastre, restò una professione. Quando entrò in una tasca, diventò un linguaggio.
Da qui
Se ti interessa approfondire con letture serie — Newhall, Benjamin, Krauss, Zannier — ho raccolto i testi di riferimento in una pagina dedicata ai libri di storia della fotografia.
Se invece ti interessano le persone più che le tecniche, si passa ai fotografi famosi. E se vuoi provare con le mani quello che facevano nell’Ottocento, i processi alternativi sono più accessibili di quanto sembri.
Domande frequenti
Qual è davvero la prima fotografia della storia?
«Veduta dalla finestra a Le Gras» di Joseph Nicéphore Niépce, realizzata intorno al 1826-27 su una lastra di peltro rivestita di bitume di Giudea. È la più antica fotografia da natura conservata fino a oggi. Niépce aveva ottenuto immagini anche prima, ma non sono sopravvissute.
Quanto durò l'esposizione della prima fotografia?
Diverse ore, secondo le stime più accreditate almeno otto e forse molte di più. È il motivo per cui il sole nell'immagine sembra illuminare gli edifici da due lati opposti: si è spostato nel cielo durante la posa.
Chi ha inventato la fotografia, allora?
Non una persona sola. Niépce ottenne la prima immagine permanente, Daguerre rese il processo praticabile con il dagherrotipo nel 1839, Talbot inventò il negativo che permetteva copie multiple. La fotografia come la conosciamo nasce dalla combinazione delle tre cose.
Cosa significa la parola fotografia?
Dal greco «phos» (luce) e «graphé» (scrittura): scrittura con la luce. Il termine si diffuse dal 1839, attribuito comunemente all'astronomo John Herschel, lo stesso che pochi anni dopo avrebbe inventato la cianotipia.
Qual è la prima fotografia a colori?
L'immagine di un nastro scozzese proiettata da James Clerk Maxwell nel 1861, ottenuta combinando tre scatti attraverso filtri rosso, verde e blu. Non era una stampa a colori ma la dimostrazione del principio della sintesi additiva su cui si basa ancora oggi ogni sensore.