Tecnica

Cianotipia e processi alternativi

di Louis Marchetti

Stampe in cianotipia di colore blu intenso appese ad asciugare su un filo
Il blu continua a intensificarsi nelle ore successive al lavaggio.
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La cianotipia è il modo meno costoso e meno complicato di stampare una fotografia con le mani. Due sali di ferro, un pennello, carta, e il sole. Nessuna camera oscura, nessun ingranditore, nessuna attrezzatura oltre i venti euro.

È anche il processo alternativo che sta crescendo di più: nella ricerca che ha guidato questo sito è la voce informativa con il trend annuo più alto, insieme alla fotografia stenopeica. Non è nostalgia — è che entrambe funzionano bene con un flusso di lavoro digitale.

Come funziona la cianotipia

Inventata da John Herschel nel 1842. Due composti — citrato ferrico ammoniacale e ferricianuro di potassio — mescolati in parti uguali danno un’emulsione sensibile agli ultravioletti. Stesa su carta e asciugata al buio, si espone alla luce solare sotto un negativo. Dove la luce passa, il ferro si riduce e si forma il blu di Prussia. Dove non passa, il sale si lava via.

Il risultato è una stampa blu intenso, permanente, e a differenza di quasi tutto il resto della fotografia analogica è stabile senza fissaggio chimico: basta acqua.

Cosa serve

  • I due sali, in polvere, da sciogliere separatamente in acqua distillata
  • Carta ad alta grammatura, almeno 200 g/m², meglio se per acquerello
  • Un pennello morbido, senza ghiera metallica — il metallo reagisce con l’emulsione
  • Un vetro o una cornice a contatto
  • Un negativo: pellicola grande formato, oppure un negativo digitale stampato su acetato
  • Una bacinella e acqua corrente

Il procedimento

  1. Prepara le soluzioni separatamente, poi mescolane parti uguali solo per la quantità che userai. Miscelata, l’emulsione dura poche ore.
  2. Stendi con il pennello in luce artificiale attenuata, lontano dalle finestre. Uno o due strati incrociati.
  3. Asciuga completamente al buio. Un cassetto va benissimo. Una carta ancora umida dà stampe macchiate.
  4. Esponi sotto il negativo, con il vetro a tenere il contatto. In pieno sole estivo servono dai 5 ai 20 minuti. L’emulsione deve virare visibilmente a un grigio-bronzo: è questo il segnale, non il tempo.
  5. Lava in acqua corrente fredda per cinque-dieci minuti, finché l’acqua esce limpida. Il blu si intensifica nelle ore successive.

Il momento in cui l’immagine compare nell’acqua è la ragione per cui la gente continua a farlo.

Perché vengono pallide

L’errore quasi universale è esporre troppo poco. Se togli il vetro quando la carta è ancora azzurrina, dopo il lavaggio resterà quasi bianca. Aspetta il viraggio bronzeo. Con il cielo coperto i tempi si allungano molto — anche un’ora.

La fotografia stenopeica

Nessun obiettivo: un foro al posto della lente. La luce passa attraverso un’apertura minuscola e proietta l’immagine sul piano focale.

Il risultato ha caratteristiche impossibili da imitare: nitidezza morbida e uniforme, profondità di campo praticamente infinita — tutto è ugualmente a fuoco perché non c’è un piano di messa a fuoco — e distorsione nulla. In compenso l’apertura equivale a valori tra f/128 e f/256, quindi i tempi si misurano in secondi o minuti.

Si può costruire con una scatola di latta e un foglio di alluminio bucato con uno spillo, oppure comprare un tappo stenopeico che si monta sulla baionetta di una macchina digitale. La seconda strada costa venti euro ed è il modo più rapido per capire se la cosa ti interessa.

Una nota pratica: su digitale, con tempi lunghi e ISO alti, il rumore è visibile. Fa parte del risultato.

L’estetica vintage, e una distinzione onesta

Molto di quello che passa per “fotografia vintage” oggi è un preset applicato a un file digitale. Non c’è niente di male, ma è un’altra cosa rispetto a un processo alternativo.

La differenza sta in cosa produce l’imperfezione. In una cianotipia le pennellate ai bordi, la grana della carta e le disomogeneità dell’emulsione sono conseguenze fisiche di come è stata fatta. Un filtro le simula. Entrambe le immagini possono essere belle; solo una è un oggetto.

Se ti interessa l’estetica e non il procedimento, un preset è più veloce e costa meno — ne parlo nella guida ai preset Lightroom. Se ti interessa il procedimento, ti servirà anche una fonte di negativi, e da lì si passa alla pellicola.

Da dove partire davvero

Se non hai mai fatto niente di tutto questo, l’ordine che consiglierei è: cianotipia da negativo digitale. Non richiede pellicola, non richiede camera oscura, il ciclo completo dura un pomeriggio e il costo di ingresso è trascurabile. Se ti prende, la stenopeica è il passo successivo naturale perché ti costringe a pensare in modo completamente diverso.

La fotografia analogica e la pellicola sono il territorio adiacente, e la storia di come si è arrivati qui — con un passaggio inatteso dalla pittura — la racconto in camera oscura: storia e arte.


Nota pratica: i sali usati in cianotipia non sono particolarmente pericolosi ma vanno maneggiati con guanti, lontano da alimenti, e non vanno ingeriti. Il ferricianuro non deve essere mischiato con acidi forti. Lavora in un ambiente ventilato e smaltisci le soluzioni esauste secondo le indicazioni del produttore.

Domande frequenti

Quanto costa iniziare con la cianotipia?

Poco. I due sali necessari costano complessivamente qualche decina di euro e bastano per centinaia di stampe. Servono poi carta ad alta grammatura, un pennello, un vetro e il sole. Non serve una camera oscura: si lavora in luce ambiente attenuata.

Serve una camera oscura per la cianotipia?

No. L'emulsione è sensibile soprattutto agli ultravioletti, quindi si prepara e si stende in luce artificiale attenuata, lontano dalle finestre. Solo l'esposizione richiede il sole o una lampada UV. È il motivo per cui è il processo alternativo più accessibile.

Cos'è la fotografia stenopeica?

Fotografia fatta con un foro al posto dell'obiettivo. Nessuna lente: la luce passa attraverso un piccolo foro e proietta l'immagine sulla pellicola o sulla carta. Ne risultano immagini morbide, con profondità di campo praticamente infinita e tempi di esposizione lunghissimi.

Posso stampare in cianotipia una foto digitale?

Sì, ed è il modo più comune di farlo oggi. Si stampa il negativo digitale su un foglio di acetato trasparente, in bianco e nero e invertito, poi lo si usa come matrice a contatto sulla carta preparata. La dimensione della stampa sarà uguale a quella del negativo.

Perché le mie cianotipie vengono pallide?

Quasi sempre esposizione insufficiente. L'emulsione deve virare visibilmente a un grigio-bronzo prima del lavaggio: se togli il vetro quando è ancora azzurra chiara, dopo il risciacquo resterà quasi bianca. In pieno sole estivo servono dai 5 ai 20 minuti.