Tecnica
Apertura del diaframma, ISO e tempi di posa

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Tre numeri decidono come viene una fotografia: quanto è aperto il diaframma, quanto è sensibile il sensore, per quanto tempo resta aperto l’otturatore. L’apertura del diaframma è il primo dei tre e quello che cambia di più l’aspetto dell’immagine, perché non regola soltanto la luce: decide anche quanta parte della scena resta a fuoco.
Si scrive con la lettera f seguita da una barra — f/1.8, f/5.6, f/11 — e la cosa che confonde tutti all’inizio è che i numeri piccoli corrispondono ad aperture grandi. C’è una ragione: quel numero è un denominatore.
Perché f/2 è più aperto di f/11
Il valore f è il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro dell’apertura. Su un 50mm, f/2 significa che il foro è largo 25 millimetri: 50 diviso 2. Lo stesso 50mm a f/11 ha un foro di poco più di 4 millimetri.
Da qui viene tutto il resto. La scala standard è questa:
f/1.4 · f/2 · f/2.8 · f/4 · f/5.6 · f/8 · f/11 · f/16 · f/22
Ogni passo verso destra dimezza la luce che entra. Passare da f/2.8 a f/4 significa metà luce; da f/2.8 a f/5.6 un quarto. Questo passo si chiama stop, ed è la stessa unità che userai per gli ISO e per i tempi — è quello che rende i tre parametri intercambiabili.
Cosa cambia visivamente
Aprire il diaframma non serve solo a fotografare al buio. A f/1.8 la zona a fuoco può essere di pochi centimetri: gli occhi del soggetto sono nitidi e le orecchie già no. A f/11 è nitido quasi tutto, dal primo piano allo sfondo.
In pratica:
- f/1.4 – f/2.8 — ritratti, interni bui, quando vuoi separare il soggetto dallo sfondo.
- f/4 – f/5.6 — il territorio in cui vive la maggior parte delle fotografie. Se non sai cosa scegliere, scegli qui.
- f/8 – f/11 — paesaggi, architettura, gruppi di persone. Quasi tutti gli obiettivi danno il massimo della nitidezza in questa zona.
- f/16 e oltre — serve solo se ti serve davvero. Oltre f/16 la diffrazione comincia a togliere dettaglio invece di aggiungerne.
Quest’ultimo punto sorprende chi inizia: chiudere troppo il diaframma peggiora la nitidezza. Non è un difetto dell’obiettivo, è fisica della luce che passa per un foro molto piccolo.
Gli ISO: quanto amplifichi il segnale
Gli ISO misurano quanto il sensore amplifica la luce che riceve. Anche qui la scala procede a stop, e ogni raddoppio è uno stop di luce in più: 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400.
Il prezzo dell’amplificazione è il rumore — quella grana colorata che compare nelle ombre. La regola vecchia era «tieni gli ISO più bassi possibile». Con le fotocamere di oggi è una regola che fa perdere più foto di quante ne salvi.
La versione utile è questa: alza gli ISO quanto serve per ottenere un tempo di posa sicuro. Un file rumoroso si sistema in fase di sviluppo, e la riduzione del rumore è diventata molto brava. Una foto mossa non si sistema in nessun modo.
Valori di riferimento su un sensore moderno:
| ISO | Quando |
|---|---|
| 100–400 | Pieno giorno, treppiede, tutto fermo |
| 800–1600 | Interni con buona luce, ombra all’aperto |
| 3200 | Cerimonia in chiesa, sera, concerto — rumore visibile ma gestibile |
| 6400+ | Quando l’alternativa è non avere la foto |
Il tempo di posa
Il tempo di posa in fotografia è per quanto l’otturatore resta aperto: 1/1000 di secondo, 1/125, un secondo intero. Decide due cose insieme: quanta luce entra e se il movimento viene congelato o no.
Attenzione a cercare «tempo di posa» così com’è su Google: in italiano è un termine ambiguo e la maggior parte dei risultati riguarda i tempi di posa delle tinture per capelli. Il termine fotografico corretto è tempo di posa fotografia o, più comunemente tra chi fotografa, tempi di esposizione.
I riferimenti che uso davvero:
- 1/1000 e più veloce — sport, animali, acqua che schizza.
- 1/250 — persone che camminano, bambini, la maggior parte degli eventi.
- 1/125 — il mio minimo di sicurezza con soggetti fermi e mani libere.
- 1/60 e sotto — solo con stabilizzazione, appoggio o treppiede.
- Oltre un secondo — acqua setosa, scie di luce, notturni.
C’è una regola pratica per il mosso da mani: il denominatore del tempo deve essere almeno pari alla lunghezza focale. Con un 50mm, non scendere sotto 1/50. Con un 200mm, non sotto 1/200. La stabilizzazione moderna regala due o tre stop, ma parti da lì.
La messa a fuoco
Impostare bene i tre parametri non serve a niente se il fuoco è nel punto sbagliato. Due cose valgono più di tutte le altre:
Scegli tu il punto di fuoco. La modalità automatica a zona larga decide da sola, e sceglie quasi sempre l’oggetto più vicino e contrastato — che raramente è il tuo soggetto. Passa a punto singolo e spostalo dove ti serve.
Sui ritratti, il fuoco va sull’occhio più vicino. Non sul viso, non sul naso. Quasi tutte le fotocamere recenti hanno il riconoscimento dell’occhio: accendilo e lascialo acceso.
Un esempio concreto
Cerimonia in interno, luce che entra da una finestra laterale, sposi fermi ma non immobili. Ho un 50mm.
Parto dal vincolo più rigido: non voglio mosso, quindi 1/160 come tempo. Voglio entrambi i volti a fuoco ma lo sfondo morbido, quindi f/2.8 — a f/1.8 rischio di avere un viso nitido e l’altro no. Restano gli ISO come unica variabile libera: in quella luce servono ISO 2000.
Se il risultato fosse ancora scuro avrei tre strade, in quest’ordine: alzare gli ISO a 4000, aprire a f/2 accettando meno profondità, scendere a 1/125 accettando più rischio. Quello che non farei è scendere sotto 1/125 con due persone che respirano.
Gli errori che vedo più spesso
Diaframma sempre spalancato. Chi compra un f/1.8 lo usa a f/1.8 per mesi. Il risultato sono ritratti con un occhio a fuoco e l’altro no, e foto di gruppo dove la terza fila è illeggibile.
ISO bloccati a 100 per paura del rumore. Produce foto mosse in situazioni che ISO 1600 avrebbe risolto senza che nessuno se ne accorgesse.
Automatico su scene molto chiare o molto scure. Neve, sabbia, un abito bianco: l’esposimetro le sottoespone. Un muro nero: le sovraespone. Serve la compensazione dell’esposizione, non una fotocamera migliore.
Diaframma chiusissimo per «avere tutto a fuoco». Oltre f/16 stai perdendo dettaglio per diffrazione. Per un paesaggio, f/8–f/11 è quasi sempre il punto giusto.
Da dove continuare
Questi tre parametri non sono indipendenti: muoverne uno obbliga a compensare con gli altri, ed è quello che si chiama triangolo dell’esposizione. Se invece il problema non è l’esposizione ma l’inquadratura, la guida alla composizione è il passo successivo. Per la temperatura colore c’è una pagina dedicata al bilanciamento del bianco.
Se stai ancora scegliendo il corpo macchina o l’ottica, ho scritto separatamente su fotocamere e obiettivi.
Domande frequenti
Qual è l'apertura migliore per iniziare?
f/5.6. È il valore in cui quasi tutti gli obiettivi rendono al meglio, la profondità di campo è sufficiente per non sbagliare la messa a fuoco, e la luce che entra basta in quasi tutte le situazioni diurne. Quando avrai capito cosa ti manca, saprai già in che direzione muoverti.
Che ISO posso usare senza rovinare le foto?
Con una mirrorless o una reflex recente, fino a ISO 3200 il rumore è del tutto gestibile e spesso invisibile dopo l'editing. Fino a 6400 è accettabile se l'alternativa è una foto mossa. Un file rumoroso si recupera, uno mosso no.
Perché le mie foto vengono scure anche in automatico?
Quasi sempre perché l'esposimetro legge una scena molto chiara — neve, sabbia, un muro bianco — e la sottoespone per riportarla a un grigio medio. Si corregge con la compensazione dell'esposizione, aumentandola di uno o due stop.
Meglio dare priorità al diaframma o ai tempi?
Priorità di diaframma (A o Av) per ritratti, paesaggi e tutto ciò che è fermo. Priorità di tempi (S o Tv) quando qualcosa si muove e devi decidere se congelarlo o farlo scorrere. Nel dubbio, priorità di diaframma.
L'apertura si scrive f/2.8 o 2.8?
f/2.8. La f indica la lunghezza focale e la barra una divisione: f/2.8 significa che il diaframma è largo quanto la focale divisa 2,8. È il motivo per cui numeri piccoli corrispondono ad aperture grandi — è un denominatore.