Eventi

Concorsi fotografici e premi internazionali

di Louis Marchetti

Parete di una galleria con fotografie in bianco e nero incorniciate e allineate
Per chi comincia, una mostra vale più di una targa.
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Un concorso serve a due cose molto diverse: farsi vedere, e imparare a scegliere. La seconda funziona anche se non vinci, ed è il motivo per cui vale la pena parteciparne a qualcuno anche senza aspettative.

Quello che segue è cosa sono i premi principali e — più utile — cosa guardare in un regolamento prima di iscriversi.

World Press Photo

Il riferimento del fotogiornalismo mondiale, attivo dal 1955, con base ad Amsterdam. Premia il reportage in categorie regionali e globali, e la mostra itinerante che ne deriva passa ogni anno anche in Italia.

Due cose lo distinguono. La prima è il rigore sulla manipolazione: sono ammessi solo interventi equivalenti allo sviluppo tradizionale — esposizione, contrasto, colore, ritaglio contenuto — e ai finalisti vengono richiesti i file originali per la verifica. Rimuovere o aggiungere un elemento comporta la squalifica, e negli anni è successo a immagini già premiate.

La seconda è che non è un concorso per fotografi generalisti. Le immagini che vincono nascono da progetti lunghi, spesso su commissione o con supporto editoriale. Guardarlo insegna moltissimo; parteciparci ha senso se lavori davvero in quell’ambito.

Sony World Photography Awards

Molto più aperto. Ha una sezione Open gratuita per singole immagini, una Professional per serie, e sezioni per studenti e giovani. La partecipazione è ampia e la visibilità dei finalisti è reale, con mostra a Londra e catalogo.

È il concorso internazionale con la barriera d’ingresso più bassa tra quelli seri. Proprio per questo il numero di iscritti è enorme e le probabilità sono quelle che sono.

In Italia

Il panorama italiano è fatto soprattutto di premi legati a festival e istituzioni locali, spesso con mostra finale — che per un fotografo agli inizi vale più della targa.

Vale la pena tenere d’occhio i concorsi collegati ai festival: sono quelli in cui l’esposizione fisica è garantita e la giuria è composta da persone che lavorano nel settore. Ne scrivo nella pagina su festival e circoli fotografici.

I circoli fotografici locali organizzano concorsi interni con poca visibilità e molto riscontro: se cerchi qualcuno che guardi le tue foto e ti dica perché non funzionano, valgono più di un premio internazionale.

Come leggere un regolamento

Questa è la parte pratica, ed è dove si fanno gli errori.

La clausola sui diritti. È la cosa più importante. Chiedere una licenza per promuovere il concorso, la mostra e il catalogo è normale e accettabile. Chiedere una licenza perpetua, irrevocabile, trasferibile a terzi e per qualsiasi uso commerciale è un’altra cosa: significa che l’organizzatore, o chiunque compri quei diritti, potrà usare le tue immagini per sempre senza pagarti. Alcuni concorsi aziendali sono di fatto raccolte di materiale pubblicitario gratuito.

Se il regolamento usa la parola “cessione” invece di “licenza”, fermati e rileggi. La differenza è spiegata nella pagina su copyright e diritti.

La quota rapportata al premio. Una quota modesta per una giuria qualificata e una mostra è ragionevole. Una quota alta per un riconoscimento solo digitale, senza esposizione, molto meno.

La giuria. Se i nomi non sono pubblicati, o non sono verificabili, è un segnale.

I requisiti tecnici. Risoluzione minima, formato, dimensione massima del file. È il motivo più comune di esclusione, ed è banale da evitare.

Le regole sull’editing. Variano moltissimo: alcuni concorsi accettano compositi e HDR spinti, altri squalificano per una rimozione. Leggi prima di scegliere le immagini.

Il valore vero: selezionare

Anche perdendo, un concorso ti obbliga a fare la cosa che quasi nessuno fa spontaneamente: guardare tutto il proprio archivio e sceglierne dieci fotografie.

È un esercizio critico difficile e utilissimo. Ti costringe a distinguere le foto a cui sei affezionato da quelle che funzionano davanti a qualcuno che non c’era. È lo stesso lavoro che serve per costruire un portfolio — ne parlo nella guida al portfolio fotografico — e la scadenza di un concorso è semplicemente una scusa per farlo.


Regolamenti, scadenze e quote cambiano ogni anno: le informazioni su questa pagina sono di carattere generale e vanno sempre verificate sui siti ufficiali dei singoli concorsi prima di iscriversi. Pagina rivista annualmente.

Domande frequenti

I concorsi a pagamento sono una truffa?

Non necessariamente, ma la quota va valutata insieme a cosa offre il premio. Una decina di euro per un concorso con giuria qualificata, mostra ed eventuale catalogo è ragionevole. Cinquanta euro per una menzione digitale e nessuna esposizione, molto meno.

Cosa devo controllare nel regolamento prima di iscrivermi?

La clausola sui diritti. Molti concorsi chiedono una licenza per usare le immagini a fini promozionali, il che è normale. Chiedere una licenza perpetua, irrevocabile, trasferibile e per qualsiasi uso commerciale è un'altra cosa: significa lavorare gratis.

Partecipare a un concorso serve a qualcosa se non vinci?

Serve a costringerti a selezionare. Scegliere dieci fotografie tra mille e difenderle è l'esercizio critico più utile che esista, e va fatto comunque per costruire un portfolio. La scadenza fa da leva.

Il World Press Photo accetta immagini modificate?

Solo interventi minimi equivalenti allo sviluppo tradizionale: esposizione, contrasto, bilanciamento colore, ritaglio contenuto. Rimuovere o aggiungere elementi comporta la squalifica, e ai finalisti vengono richiesti i file originali per la verifica.

Ci sono concorsi che accettano foto da smartphone?

Sì, molti hanno una sezione dedicata e alcuni non pongono limiti di dispositivo. Verifica sempre il requisito di risoluzione minima: è lì che le immagini da telefono vengono escluse più spesso, non per snobismo ma perché serve un file stampabile.